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UNA IMMAGINE INQUIETANTE: cosa mostra davvero la famiglia di Akhenaton?

5 ott
Tempo di lettura: 3 min

Di fronte a noi non c’è una semplice “ricolorazione artistica”. È un esperimento visivo: prendere uno dei rilievi più celebri dell’antico Egitto, nato per essere osservato attraverso luci e ombre, e restituirgli colore, profondità e una maggiore sensazione di fisicità. Il risultato è sorprendente e, per certi versi, inquietante.


L’immagine originale è un rilievo del periodo Amarna (XIV secolo a.C.), raffigurante Akhenaton e Nefertiti, seduti uno di fronte all’altra mentre tengono in braccio le figlie reali. Dall’alto domina il disco solare Aten, i cui raggi terminano in piccole mani che offrono l’Ankh, simbolo della vita. Questa scena è una delle icone più note della rivoluzione religiosa voluta da Akhenaton: il culto esclusivo di Aten, l’abbandono del pantheon tradizionale, la centralità della famiglia reale come intermediaria diretta tra il “dio” e l’umanità. Fin qui, nulla di nuovo. Ma è proprio quando si introduce il colore che l’immagine smette di essere rassicurante.


Rilievo di Akhenaton, Nefertiti e delle figlie reali con confronto tra versione originale e colorata

Osservate soprattutto le figure delle figlie reali. Nel rilievo monocromatico, molte caratteristiche possono sembrare semplicemente il risultato dello stile artistico. Ma quando le forme acquistano colore, profondità e volume, la percezione cambia: i crani appaiono molto allungati e voluminosi, gli arti sottili, i toraci stretti, i fianchi larghi e gli addomi prominenti.


È proprio questo passaggio dalla pietra monocromatica a una ricostruzione più “fisica” a rendere l’immagine così straniante. Le figure non sembrano più soltanto simboliche o stilizzate: assumono l’aspetto di corpi biologicamente atipici. Se vogliamo dirla tutta, a prima vista ricordano quasi dei piccoli alieni.


Naturalmente una ricostruzione colorata non può dimostrare da sola quale fosse l’aspetto reale delle persone rappresentate. Ma può mettere in evidenza proporzioni e dettagli che, nel bassorilievo originale, tendono a essere percepiti come semplici convenzioni artistiche. Ed è proprio qui che nasce la domanda più interessante: stiamo guardando uno stile, oppure il tentativo di rappresentare caratteristiche fisiche reali?


Solo uno stile artistico?


La spiegazione più comune è che si tratti semplicemente dello stile artistico del periodo di Amarna. Ma proprio qui nasce una difficoltà: gli stili artistici, di solito, non compaiono nel vuoto e non scompaiono senza lasciare traccia. Tendono a svilupparsi gradualmente, a essere imitati, modificati, estesi ad altri soggetti.


Nel caso della famiglia di Akhenaton, invece, accade qualcosa di molto particolare. Akhenaton, Nefertiti e le loro figlie vengono rappresentati con proporzioni fisiche insolite, mentre gran parte del resto della popolazione continua a essere raffigurata in maniera molto più convenzionale. È come se quelle caratteristiche appartenessero soprattutto a un gruppo ben preciso.


Anche la durata del fenomeno colpisce. Con la fine del periodo amarniano, molte di queste anomalie artistiche scompaiono rapidamente e l’arte egizia torna verso forme più tradizionali. Non sembra esserci una lunga fase di transizione né una vera eredità stilistica capace di trasformare stabilmente l’arte egizia.


E allora la domanda diventa inevitabile: se quelle forme fossero state soltanto una scelta estetica, perché applicarle in maniera così estrema proprio alla famiglia reale? E perché abbandonarle quasi completamente subito dopo?


E se gli artisti avessero semplicemente rappresentato ciò che vedevano?


Se gli artisti di Amarna non avessero inventato quelle proporzioni, ma avessero cercato di riprodurre caratteristiche reali della famiglia reale, allora il problema cambierebbe completamente.


A quel punto non parleremmo più soltanto di uno stile insolito, ma di persone che apparivano fisicamente diverse rispetto agli standard del loro tempo. Crani allungati, corpi sottili, addomi prominenti, lineamenti estremi: elementi che, presi uno per uno, possono essere spiegati artisticamente, ma che insieme producono un effetto difficilmente ignorabile.


Una ipotesi non convenzionale


È poco convincente pensare che si tratti solo di arte, perché gli stili artistici non nascono e non scompaiono all’improvviso. In qualunque civiltà, una nuova moda visiva impiega tempo per affermarsi: compaiono forme intermedie, imitazioni, variazioni, e lo stile si diffonde gradualmente tra artisti e popolazione. Qui invece accade qualcosa di anomalo: solo quattro persone – Akhenaton, Nefertiti e le loro figlie – vengono raffigurate con tratti fisici completamente diversi, quasi non umani, mentre tutti gli altri egizi continuano a essere rappresentati in modo tradizionale.


Non esiste una fase di passaggio, né un’estensione dello stile ad altri soggetti. Subito dopo la fine di questa dinastia, l’arte egizia torna di colpo alla normalità, come se nulla fosse accaduto. In termini semplici e razionali, è quindi più logico pensare che gli artisti stessero disegnando ciò che vedevano davvero, piuttosto che immaginare uno stile artistico estremo, limitato a pochissimi individui, nato e morto senza lasciare alcuna traccia.


Akhenaton e la sua famiglia erano dei visitatori?


Per chi lo desidera, può approfondire l'argomento nelle seguenti pubblicazioni:


Copertina del libro CODICE AKHENATON























Copertina del libro HOMO RELOADED























Copertina del libro 51 50 35 – L’INCONFESSABILE VERITÀ SULLE PIRAMIDI























Copertina del libro PRIMA DI NOI C'ERA QUALCUNO

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