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LA GRANDE PIRAMIDE: Rappresentava davvero Orione?

2 giorni fa
Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 3 ore fa

La Grande Piramide rappresentava davvero Orione? Ci sono diversi elementi reali che rendono l’idea di Robert Bauval interessante, anche senza arrivare a sostenere che la correlazione sia dimostrata. Il punto importante è separare due affermazioni diverse: che Giza avesse un forte significato astronomico è praticamente certo; che le tre piramidi fossero una copia intenzionale delle tre stelle della Cintura di Orione è invece un’ipotesi discussa.


Piramidi di Giza

Tre piramidi, tre stelle


Il punto di partenza è molto semplice e visivo. A Giza abbiamo tre grandi piramidi: Cheope, Chefren e Micerino. Nella Cintura di Orione abbiamo tre stelle particolarmente evidenti: Alnitak, Alnilam e Mintaka. Le tre stelle non formano una linea perfettamente diritta: una delle tre è leggermente spostata rispetto alle altre due. Anche le tre piramidi non sono perfettamente allineate: Micerino è chiaramente fuori asse rispetto a Cheope e Chefren. È questa somiglianza geometrica che portò Robert Bauval a formulare quella che sarebbe diventata la Orion Correlation Theory.  E già questo pone una domanda interessante: se si voleva semplicemente costruire tre piramidi una accanto all’altra, perché non allinearle?


La piramide più piccola corrisponde alla stella meno luminosa


La coincidenza aumenta osservando le dimensioni. Le piramidi di Cheope e Chefren sono enormi. La piramide di Micerino è molto più piccola. La Grande Piramide aveva originariamente un’altezza di circa 146,6 metri, Chefren circa 143,5 metri, mentre Micerino raggiunge appena 65 metri. Anche nella Cintura di Orione due stelle appaiono più dominanti mentre Mintaka è meno luminosa.


Nell’interpretazione di Bauval: Cheope corrisponde a Alnitak, Chefren corrisponde a Alnilam, Micerino corrisponde a Mintaka. Quindi non avremmo soltanto tre oggetti contro tre oggetti, ma anche una possibile corrispondenza nella gerarchia visiva.  Non è una corrispondenza matematica perfetta. Gli allineamenti, infatti, non sono precisi., Ma è certamente uno degli elementi che rende l’ipotesi intuitivamente suggestiva.


Orione non era una costellazione qualsiasi per gli Egizi


Questo è forse il dato più importante. Se Bauval avesse scelto arbitrariamente tre stelle del cielo che assomigliano alla disposizione delle piramidi, l’ipotesi sarebbe molto debole. Ma Orione aveva realmente un’importanza religiosa fondamentale nell’Egitto antico. Gli Egizi identificavano una figura celeste chiamata Sah, generalmente collegata a Orione, e in epoca faraonica Sah venne strettamente associato a Osiride, il dio della morte, della rinascita e dell’aldilà. La religione funeraria egizia collegava inoltre il destino del faraone defunto alle stelle. Quindi una necropoli reale monumentale associata a Orione non sarebbe affatto un’idea estranea alla mentalità egizia. 


Ed è questo che cambia completamente il peso della semplice somiglianza geometrica. Se le tre piramidi assomigliassero casualmente alle tre stelle di una costellazione insignificante per gli Egizi, sarebbe una curiosità. Ma assomigliano proprio a un gruppo di stelle appartenente alla regione del cielo associata a Osiride.


Faraone nel sepolcro

Le piramidi erano macchine religiose destinate alla trasformazione del faraone


Oggi siamo abituati a considerare una piramide essenzialmente come una tomba gigantesca. Ma non esiste nessuna prova che fossero delle tombe. Questa è solo la nostra interpretazione. Inoltre, per gli Egizi, la questione della morte di un faraone era molto più complessa di quella che può essere la morte di un re o di un presidente moderno. La morte del faraone non era semplicemente la fine della sua vita. Il sovrano doveva trasformarsi, ascendere al cielo e continuare a esistere nel mondo divino.


Nei Testi delle Piramidi, redatti materialmente qualche secolo dopo la costruzione delle grandi piramidi di Giza ma basati su tradizioni religiose più antiche, il faraone viene ripetutamente associato alle stelle e all’ascesa celeste. La piramide, quindi, secondo i testi egizi, era il luogo della trasformazione del faraone in essere celeste, non della sua sepoltura. Quindi l’idea che una piramide fosse progettata anche in relazione al cielo non nasce dalla fantasia moderna: l’astronomia faceva realmente parte dell’universo funerario reale egizio.


La domanda diventa allora: se il faraone avesse dovuto trasformarsi per raggiungere Osiride-Orione, cosa sarebbe stata davvero la piramide? Gli egizi si aspettavano solo una trasformazione simbolica, o reale?


Dentro la Grande Piramide esistono condotti orientati verso il cielo


Dalle camere interne della Grande Piramide partono stretti condotti. Per molto tempo furono chiamati semplicemente “condotti di ventilazione”, ma questa spiegazione presenta difficoltà, soprattutto perché alcuni non arrivavano originariamente all’esterno. La loro inclinazione e il loro orientamento hanno quindi fatto pensare anche a una funzione simbolica o astronomica. Uno degli elementi centrali della teoria di Bauval riguarda proprio il condotto meridionale della Camera del Re, che avrebbe puntato verso la regione di Orione nel cielo dell’epoca della IV dinastia. Anche analisi moderne che respingono la teoria complessiva della “mappa di Orione” considerano questa relazione astronomica molto più seria della correlazione geometrica delle tre piramidi.


Questo è un elemento molto importante. Significa che Orione non compare soltanto osservando dall’alto la posizione delle piramidi. Potrebbe comparire anche nell’architettura interna della Grande Piramide. Quindi, l’idea che il faraone dovesse “partire” dall’interno della piramide, per raggiungere Orione, ha un fondamento molto più solido di quanto si pensava in passato.


Le piramidi sono orientate verso i punti cardinali con una precisione straordinaria


Questo dato è incontestabile e, a mio avviso, è uno dei più importanti. La Grande Piramide è orientata quasi perfettamente verso il nord geografico. L’errore è dell’ordine di pochi primi d’arco. Per una costruzione realizzata più di 4.500 anni fa è una precisione straordinaria. Proprio gli studi archeoastronomici seri considerano l’orientamento cardinale delle piramidi uno degli aspetti astronomicamente più interessanti dell’intero complesso di Giza.


Questo significa che chi progettò Giza: osservava accuratamente il cielo; conosceva metodi molto precisi per determinare il nord; incorporava deliberatamente informazioni astronomiche nell’architettura. Non dimostra Orione. Ma elimina una possibile obiezione: non stiamo parlando di costruttori indifferenti alla disposizione delle stelle. Al contrario, sappiamo che guardavano il cielo con estrema precisione.


Il Nilo può ricordare la posizione della Via Lattea rispetto a Orione


Bauval portò l’idea ancora oltre. Se le tre piramidi rappresentano la Cintura di Orione, il Nilo potrebbe rappresentare sulla Terra la grande fascia luminosa della Via Lattea. Nel cielo, infatti, Orione si trova vicino alla Via Lattea. Sulla Terra, Giza si trova accanto al Nilo. La teoria diventa quindi non più “tre piramidi corrispondono a tre stelle”, ma he un paesaggio terrestre costruito per riflettere un paesaggio celeste. Questo è uno degli aspetti più spettacolari dell’ipotesi, anche se naturalmente è molto più difficile da dimostrare in maniera rigorosa.


Il progetto sembra avere una logica complessiva


Gli studi moderni sulla piana di Giza mostrano che non possiamo considerare ciascuna piramide completamente isolata dalle altre. Esistono relazioni geometriche, orientamenti e assi fra i monumenti. Persino studiosi che respingono la correlazione di Orione riconoscono che la disposizione generale del complesso presenta elementi di pianificazione comuni.

Se le tre piramidi furono costruite in uno stesso progetto, allora è molto improbabile che furono costruite dai faraoni. Infatti, i tre faraoni a cui la tradizione attribuisce la costruzione delle piramidi, vissero in tempi diversi. È molto più probabile che i faraoni abbiano riparato, o parzialmente ricostruito, edifici su una base preesistente. In questo senso, le piramidi sarebbero precedenti perfino agli egizi. Infatti, gli ultimi rilevamenti ci dicono che il granito alla base della “Piccola Piramide” potrebbe essere stato posizionato circa 6.400 anni fa (3450 ± 950 a.C.). In quel periodo, il regno dei faraoni non era ancora iniziato. (Ioannis Liritzis & Asimina Vafiadou, “Surface luminescence dating of some Egyptian monuments”, Journal of Cultural Heritage, vol. 16, n. 2, 2015, pp. 134–150. DOI: 10.1016/j.culher.2014.05.007)


La Piccola Piramide di Giza

La precessione permette di riportare indietro la posizione di Orione


Bauval introdusse anche un elemento astronomico molto più sofisticato: la precessione degli equinozi. L’asse terrestre non mantiene eternamente lo stesso orientamento. Compie lentamente un movimento simile a quello di una trottola, completando un ciclo in circa 26.000 anni. Per questo motivo la posizione apparente delle stelle rispetto all’orizzonte cambia lentamente nel corso dei millenni. È quindi possibile calcolare approssimativamente come appariva Orione: nel 2500 a.C.; nel 5000 a.C.; nel 10.000 a.C.; ecc. Bauval osservò che la posizione di Orione varia con la precessione e propose che il progetto di Giza potesse conservare la memoria di una configurazione celeste molto più antica. Questa è l’origine del celebre riferimento al 10.500 a.C. circa.


Qui, però, bisogna essere molto precisi: questa parte della teoria è assai più problematica della semplice associazione Giza-Orione. Le verifiche astronomiche di Anthony Fairall e altri non trovano una corrispondenza geometrica perfetta in quella data. 


Cosa ci resta?


Alla fine, cosa ci resta di questo ragionamento? Secondo gli ultimi studi, sembra che le piramidi siano precedenti agli egizi da noi conosciuti. Sicuramente precedenti ai faraoni. Inoltre, al suo interno tutto lascia pensare che i costruttori si aspettassero una “trasformazione” dell’uomo che veniva adagiato nel sarcofago. Non era una sepoltura, ma una “camera di trasformazione”. Se questa trasformazione era reale o simbolica, non ci è dato sapere. Inoltre, la trasformazione puntava verso “Orione”, come luogo finale dove l’essere umano che si trovava dentro la Grande Piramide doveva arrivare. Letto in questo modo, la Grande Piramide sembra molto più alla macchia del teletrasporto del film “Contact”, che non a una tomba. Era tutto simbolico, o c’era anche qualcosa di reale?


Puoi trovare altro materiale sul mistero delle piramidi clikkando sulla foto sottostante.


51 50 35 - L’inconfessabile verità sulle piramidi

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