LA SIMMETRIA TRIDIMENSIONALE : Un mistero inspiegabile delle statue egizie
Aggiornamento: 8 ott
La straordinaria simmetria tridimensionale delle statue egizie, in particolare del viso, rappresenta un problema che viene spesso sottovalutato. Se si trattasse semplicemente di un disegno eseguito su una superficie piatta, non ci sarebbe nulla di particolarmente misterioso. Gli antichi Egizi conoscevano sistemi di proporzione, griglie e linee guida che permettevano di costruire un volto estremamente regolare.
Tracciare una linea centrale e riportare le misure a destra e a sinistra consente infatti di controllare la larghezza degli occhi, la posizione della bocca, la distanza tra naso e mento e numerosi altri rapporti. Una simmetria frontale molto precisa rientra quindi perfettamente nelle capacità artistiche che normalmente attribuiamo agli Egizi. Il problema nasce quando si passa dal piano al volume.

Il problema non è la simmetria frontale
Una statua non possiede soltanto altezza e larghezza. Possiede anche profondità. Ed è proprio qui che alcune sculture egizie diventano molto più difficili da spiegare.
In alcuni volti, le due metà non sembrano semplicemente assomigliarsi viste frontalmente. Sembrano mantenere proporzioni estremamente vicine anche nello spazio tridimensionale: profondità delle orbite, sporgenza degli zigomi, curvatura delle guance, inclinazione delle labbra, sviluppo del naso e andamento del mento.
Questo significa controllare contemporaneamente una grande quantità di superfici curve.
Non basta più disegnare correttamente una metà del volto e riprodurla sull’altra. Bisogna riuscire a lavorare la pietra in modo che due superfici tridimensionali indipendenti seguano praticamente lo stesso andamento.
Il problema dello scultore
Chiunque abbia esperienza nella scultura sa quanto sia difficile ottenere due lati perfettamente identici lavorando a mano. Anche un volto apparentemente simmetrico presenta inevitabilmente piccole differenze quando viene misurato nello spazio.
Su materiali relativamente teneri il problema può essere affrontato con correzioni successive. Ma quando si lavora una pietra estremamente dura, ogni modifica diventa più lenta e complessa.
E alcune delle statue egizie che mostrano una precisione sorprendente sono state realizzate proprio in materiali molto duri.
Se poi immaginiamo che manufatti simili siano stati prodotti più volte, quasi come appartenenti a una stessa serie artistica, il problema diventa ancora più interessante. Non bisogna soltanto spiegare come sia stato possibile realizzare una statua eccezionale. Bisogna spiegare come si riuscisse a ripetere quel livello di controllo.
Come si ottiene una simmetria tridimensionale?
A questo punto nasce inevitabilmente una domanda: quale metodo permetteva agli antichi Egizi di controllare con tanta precisione il volume di questi volti?
Le possibilità realmente rivoluzionarie sembrano essere almeno due. La prima è l'impiego di qualche sistema meccanico capace di guidare la lavorazione della pietra. Non necessariamente una macchina nel senso moderno del termine, ma comunque una tecnologia in grado di trasferire misure tridimensionali da un lato all'altro della scultura con una precisione difficilmente ottenibile lavorando soltanto a occhio. Il problema è evidente: una tecnologia simile non appartiene al quadro che normalmente ci viene presentato dell'antico Egitto.
La seconda possibilità è ancora più sorprendente. Se alcune statue fossero state realizzate utilizzando una sorta di matrice o di stampo, la simmetria diventerebbe molto più facile da spiegare. Una stessa forma potrebbe produrre superfici estremamente simili e consentire anche una certa ripetibilità.
Ma a quel punto bisognerebbe ipotizzare la capacità di trasformare artificialmente la pietra, renderla lavorabile o colabile e successivamente farla indurire. Una tecnologia che aprirebbe interrogativi ancora più grandi.
Macchine o pietra modellata?
Entrambe le possibilità conducono nello stesso luogo: a una tecnologia che non sembra compatibile con l'immagine tradizionale dell'antico Egitto.
Se furono utilizzati strumenti meccanici avanzati, bisogna spiegare dove siano finiti e perché non ne conosciamo il funzionamento. Se invece la pietra poteva essere artificialmente trasformata e modellata, bisognerebbe attribuire a quelle popolazioni conoscenze chimiche e tecniche molto più sofisticate di quanto normalmente immaginiamo.
Naturalmente esiste anche la spiegazione tradizionale: artigiani estremamente abili, capaci di raggiungere livelli eccezionali di precisione attraverso una combinazione di esperienza, misurazione e lavoro manuale. Ma proprio qui nasce il problema.
Una spiegazione non dovrebbe limitarsi a dire che gli artigiani erano molto bravi. Dovrebbe mostrare concretamente come veniva ottenuto quel risultato, quali strumenti permettevano di controllare le profondità e come si verificava la corrispondenza tra due superfici tridimensionali.
E se alcune opere fossero più antiche?
Esiste infine una possibilità ancora più scomoda: che parte dei manufatti che oggi attribuiamo automaticamente agli Egizi conosciuti dalla storia sia stata ereditata da una cultura precedente.
Se quelle statue furono realmente realizzate con gli strumenti che normalmente attribuiamo agli Egizi, allora bisogna spiegare con precisione come riuscissero a ottenere determinati risultati. Se invece per produrle erano necessarie tecniche diverse, allora dobbiamo accettare che una parte della nostra ricostruzione del passato sia incompleta.
Entrambe le risposte ci obbligano a “riscrivere” la storia. È esistita una civiltà che ha prodotto molti dei manufatti che noi oggi pensiamo siano stati prodotti dagli egizi che noi conosciamo. Se così non fosse, dovremmo spiegare come un popolo arretrato come gli egizi sia riusciti a creare queste cose. Continuare a non dare risposte certe, e non solo ipotesi, vuol dire continuare a mettere la testa sotto la sabbia, e non voler vedere.
Per chi desidera approfondire questi temi, l’argomento è sviluppato nelle seguenti pubblicazioni:







Questo articolo lo trovo molto interessante. Grazie